Dungeons & Dragons è un gioco affascinante, parte integrante della cultura pop degli ultimi quarant’anni. E’ stato il primo gioco di ruolo della storia, e con le sue diverse varianti è ancora il più diffuso e giocato.

Negli Stati Uniti e nei paesi anglosassoni D&D ha un livello di diffusione molto superiore rispetto all’Italia, tanto da essere citato in libri, fumetti e serie televisive: è considerato un gioco per adulti, tanto che in ogni università americana c’è un gruppo ufficiale di gioco, ma si può cominciare a giocare sin da ragazzi. Per molti anni è stato sommariamente definito come un gioco per immaturi, ma il fatto che grandi celebrità dello spettacolo come Vin Diesel, Matt Demon, Ewan McGregor e Ben Affleck ci abbiano giocato, ci giochino ancora e abbiano raccontato pubblicamente le prodezze dei loro personaggi l’ha reso più che accettabile socialmente.

Certo non è un gioco col quale conquistare le ragazze (anche se Vin Diesel ha fatto giocare Daryl Hannah), ma giocarci non le allontana come può farlo invece il non farsi regolarmente la doccia.

Rispetto a tutti gli altri giochi da tavolo non è però un gioco semplice, dato che ha una serie di caratteristiche che lo rendono unico e possibilmente ostico:

–        D&D non è un gioco competitivo, ovvero i giocatori non possono vincere o perdere. Un po’ come ne Il Signore degli Anelli i giocatori fanno parte di una stessa compagnia, e superano insieme le difficoltà dell’avventura. I personaggi dei singoli giocatori possono morire o lasciare il gruppo per vari motivi, ma esiste sempre la possibilità di resuscitare o creare un nuovo personaggio e proseguire così l’avventura.

–       D&D richiede da un minimo di due (in casi eccezionali) a un massimo di sei partecipanti. Trovare quattro amici che vogliono cominciare a giocare può non essere facile: i membri del mio gruppo si sono trovati nel corso degli anni, partendo da un nucleo della stessa compagnia accomunato dall’amore per la lettura (non ho mai incontrato un giocatore di ruolo che non leggesse tanto, soprattutto letteratura di genere come fantasy, fantascienza e gialli), la voglia di divertirsi insieme e la possibilità/necessità di impegnare una sera alla settimana ‘perché tanto i locali sono tutti chiusi’ (il lunedì sera).

–       D&D ha bisogno di continuità, ovvero i giocatori per apprezzare il gioco al meglio devono costruire un personaggio e viverne le avventure nell’arco di mesi o anche anni. Alcune famose campagne (così vengono definite le serie di avventure che, come in una serie televisiva, condividono l’ambientazione, i personaggi e la trama generale) sono ancora in corso dopo trent’anni. Assicurarsi la continuità di quattro persone per mesi e anni è molto complicato: spesso i giocatori di D&D di uno stesso gruppo o sono grandi amici anche fuori dal gioco o sono membri di una associazione dedicata al gioco. Per assicurarsi la continuità è inoltre necessario avere un luogo “sicuro” dove poter giocare: tra i requisiti del luogo vi sono un tavolo, un numero di sedie adeguate al numero di giocatori, un buon riscaldamento, un bagno vicino, un frigo vicino, un luogo chiuso dove lasciare manuali, dadi, miniature, lavagna e pennarelli, e la certezza di non venire disturbati dal mondo circostante (questo esclude la presenza di spettatori: inibiscono, distraggono e rendono comunque il gioco meno fluido).

–       Per giocare a D&D uno dei giocatori deve assumere il ruolo di Dungeon Master, ovvero di narratore e arbitro del gioco. Il DM non partecipa alle avventure dei compagni, ma crea il mondo, scrive la trama della storia, la popola di trappole e nemici, e la interpreta al meglio in modo da divertirsi e far divertire i compagni. Per alcuni (per me, per esempio) fare il DM è la cosa più divertente al mondo, per altri può essere un incubo. Il DM deve mettere in conto che dedicherà almeno due ore a preparare l’avventura di D&D prima di ogni sessione fatta con gli amici (questo tempo può crescere o diminuire in base alla passione che il DM mette nello scrivere storie e descrivere il mondo piuttosto che usare un mondo già realizzato e storie già pronte, e dell’esperienza che il DM si fa nel corso degli anni). Di solito quello che introduce il gioco ai compagni diventa il DM del gruppo.

–       D&D richiede una certa dote di teatralità, o almeno una dimestichezza tale tra i giocatori da rendere possibile l’interpretazione del personaggio senza imbarazzo. Per il DM, che può trovarsi a interpretare troll, tagliagole, mendicanti e signori dei demoni, questo vale più che per gli altri.

–       D&D richiede dadi particolari, una lavagna bianca (di quelle da usare con i pennarelli cancellabili) o della carta quadrettata, miniature e svariati segnalini per rappresentare i nemici. Lavagna, miniature e segnalini possono non essere obbligatori, ma io e il mio gruppo li usiamo da vent’anni e li riteniamo fondamentali. I dadi si trovano in molte fumetterie e nei negozi di giochi. La serie completa include un dado a 20 facce (d20), un dado a 12 facce (d12), due dadi a 10 facce (d10, tirati insieme possono servire per tirare una percentuale, ovvero un d100), un dado a 8 facce (d8), un dado a 6 facce (d6) e un dado a 4 facce (d4). Alcuni giocatori sono fanaticamente affezionati ai loro dadi, usano solo quelli e non li fanno toccare ad altri!

–       D&D ha un regolamento ben preciso, non complesso ma neppure semplicissimo, che tutti i giocatori devono arrivare a conoscere per poter giocare al meglio. Il DM deve leggere più manuali degli altri giocatori.

La più recente edizione di Dungeons & Dragons è D&D 5a Edizione: esiste una versione base, scaricabile gratuitamente da internet (e sufficiente per iniziare a giocare ad Alfeimur Quinta Edizione) o una versione estesa stampata in volumi cartonati. Quale che sia la versione scelta il DM deve leggere qualche libro in più.

Ogni giocatore invece deve leggere solo la parte Player’s, ovvero quella dedicata al gicoatore.

–       L’investimento economico per giocare a D&D varia tra zero (nel caso si scelga di giocare la versione base e un dice roller digitale) e 120 euro (nel caso si comprino i manuali stampati e una dozzina di dadi). A questi è bene aggiungere una trentina di euro per un’ambientazione, ovvero la descrizione di un luogo in cui far svolgere le avventure dei giocatori.

Se si trova il giusto gruppo con cui iniziare a giocare, ecco un articolo che fornisce qualche consiglio per le prime serate.