PARTE SECONDA – CHEREK

Il libro prosegue trasmettendo al lettore una certezza: il più importante evento al mondo si sta svolgendo di fronte ai nostri occhi, e stiamo assistendo alla disperata caccia a un astuto ladro che ha rubato un oggetto che si suppone intoccabile… Eppure la ricerca viene interrotta per deliziarci con altra politica.

Il Vecchio Lupo (che a quanto pare è un antichissimo, immortale mago di nome Belgarath) e la Zia Pol (che in realtà è sua figlia, l’altrettanto immortale maga Polgara) sono costretti insieme al loro gruppo di amici/assistenti (Silk, che in realtà è il Principe Kheldar di Drasnia, Barak, che in realtà è il Conte di Trellheim di Cherek, Garion che in realtà è ancora il noioso Garion ma tutti sanno che non lo resterà a lungo e Durnik… che scopriamo ora aver subito una profezia da bambino che prediceva sarebbe morto due volte) a recarsi a Val Alorn, capitale del regno di Cherek, per tranquillizzare cinque vecchi re su fatto che il mondo sì, effettivamente si dirige verso una guerra.

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Cherek è un regno antico e freddo, popolato da una razza di vichinghi pelosi che odiano i Murgos più di ogni altro popolo… tanto che li hanno completamente banditi dalla loro terra.

Mentre tutti parlano e ci rivelano come il grande conflitto sia tra gli dei dell’occidente e il singolo, tormentato e dormiente dio dell’oriente, Garion viene lasciato solo a farsi caricare da un cinghiale, e poi a gironzolare per le sale deserte del palazzo a scoprire spie e intrighi.

Per fortuna la scrittura di Eddings ci viene finalmente in aiuto, e inizia a produrre quelle perle che costellano tutto il Belgariad – scene divertenti, con un tocco umano di realismo e piene di un’ironia che l’altra fantasy difficilmente riesce a proporre.  

Si comincia con la prima sessione del consiglio dei Re, dove i regnanti, avendo affidato a degli scribi di prendere nota delle loro decisioni, si trovano costretti a parlare in tono aulico – finché Belgarath non gli dice seccamente di piantarla. Si passa alla figura tragicomica della regina Islena di Cherek, convinta di essere una grande maga e progressivamente ridimensionata alla sua realtà di donnetta superstiziosa. E si chiude con la scena della rivelazione del complotto di Jarvik (che ha fatto entrare un Murgos a Cherek per la prima volta in migliaia di anni, e pagherà per questo con una decapitazione fuori scena), dove Merel, la moglie di Barak, pur odiandone ogni singolo pelo, si schiera con lui per testimoniare la realtà delle sue parole… rivelando una profondità di carattere molto maggiore del previsto.

In tutta questa seconda parte il vero protagonista nascosto è del resto proprio Barak, che cresce come personaggio da un semplice grosso guerriero zotico fino a essere un uomo complesso: sposato, con un matrimonio infelice, due figlie che non riesce a vedere spesso, una passione per una grande, maestosa nave che attende sia completata, alcune poco rispettabili amicizie femminili in porto e un’oscura maledizione sulla testa. Che lo trasforma in orso ogni volta che Garion è in pericolo.

Anche di Silk scopriamo qualche aspetto nascosto, ma dovremo attendere a lungo perché il suo personaggio esca completamente dal cliché del furfante.

Di Garion non scopriamo nulla di più, se non nelle ultime pagine del libro, quando parlando con Begarath scopriamo che – per quanto alla lontana – Polgara è davvero sua zia. Una pro-pro-innumerevoli pro-zia. E quindi Belgarath l’immortale è suo nonno. Una specie. E questo lo rende quindi…?

Come sempre, il Belgariad non è fatto per creare tensioni o lasciare domande nei suoi lettori, e Il Segno della Profezia si conclude con una ponderosa dichiarazione su come il successivo libro – La Regina della Magia – rivelerà il DESTINO DI GARION (da leggere mentalmente con voce stentorea).

Scheda del libro su Anobii

Voto finale de Il Segno della Profezia: 3/5

Da leggere perchè: introduce la saga. Ma se avete fretta potete cominciarla anche dal volume 2, e nessuno se ne accorgerà davvero.